Hai davvero bisogno di quella certificazione per lavorare come coach o counselor?

Hai davvero bisogno di quella certificazione per lavorare come coach o counselor?

"Mi serve la certificazione, altrimenti non posso iniziare l'attività."

Questa frase la sento almeno una volta a settimana durante le call introduttive, e nella maggior parte dei casi nasconde qualcosa che con la certificazione non c'entra niente. La certificazione è diventata il motivo per cui molti coach non entrano nel mercato per tre, quattro, cinque anni, accumulando corsi su corsi nella convinzione che il prossimo attestato sarà quello che finalmente li farà sentire pronti. Quel momento non arriva mai, perché il problema non è la competenza tecnica, è la paura di mettersi in gioco senza la protezione di un pezzo di carta.

Devo chiarire una cosa prima di andare avanti: non sto dicendo che tutti i corsi siano inutili o che la formazione sia una perdita di tempo. La formazione è fondamentale e io stesso spendo ogni anno il venti-trenta percento del mio guadagno in corsi e aggiornamento. Quello che sto dicendo è che chi desidera lavorare come coach o operatore olistico dovrebbe investire le proprie energie in modo diverso da come lo fa la maggior parte delle persone, perché i fondamentali del coaching senza i fondamentali del business producono un professionista competente che non riesce a vivere del proprio lavoro.

Perché la certificazione non ti darà la sicurezza che stai cercando?

Molte persone si iscrivono a programmi di certificazione nella speranza che il titolo le faccia sentire meno fraudolente, meno inadeguate, più legittimate a chiedere soldi in cambio del proprio lavoro. Questa speranza è comprensibile ma non si realizza quasi mai, perché quel senso di inadeguatezza non dipende da quello che sai fare, dipende dalla storia che ti racconti su te stesso, e quella storia non cambia aggiungendo un attestato al muro.

Lo vedo succedere continuamente: una persona finisce un programma di certificazione, appende il diploma, e dopo due settimane si sente esattamente come prima, con l'unica differenza che adesso ha un foglio A4 stampato su carta filigrana e un debito in più. "Hai ragione Marco, ma finché non ho quel pezzo di carta non posso fare questo e quello, altrimenti che immagine avrei rispetto ai miei colleghi?" Questa è la frase che mi sento ripetere almeno una volta a settimana, e ogni volta la risposta è la stessa: stai usando la certificazione come scusa per rimandare il momento in cui ti esponi davvero. Essere un coach non ti rende esente dagli stessi problemi dei tuoi clienti, e la procrastinazione mascherata da "formazione" è una delle forme più raffinate di autosabotaggio.

Quanti clienti hai perso perché non avevi la certificazione?

Prova a pensarci seriamente. Quanti potenziali clienti ti hanno detto "mi piacerebbe lavorare con te, ma non hai la certificazione, quindi vado da un altro"? La risposta, nella stragrande maggioranza dei casi, è zero. I clienti non comprano una certificazione, comprano la percezione che tu sia in grado di capire il loro problema e di aiutarli a risolverlo. Tony Robbins non ha una certificazione da coach e ha trasformato la vita di milioni di persone, perché la credibilità nel coaching non viene da un attestato, viene dalla tua capacità di identificare i problemi delle persone e fornire soluzioni che funzionano.

Il tuo marketing e la tua comunicazione dovrebbero essere orientati sui problemi, le frustrazioni e i desideri delle persone che vuoi aiutare, non su quello che hai studiato e quali titoli possiedi. Le persone vogliono sapere se capisci la loro situazione e se puoi aiutarle a uscirne, e questa dimostrazione la dai con i contenuti che pubblichi, con le storie dei clienti che hai già aiutato e con il modo in cui parli del problema che risolvi, non con un elenco di certificazioni nella bio del tuo profilo.

Qual è la differenza tra formazione utile e certificazione come scusa?

La differenza sta nel modo in cui investi il tuo tempo e i tuoi soldi. Ci sono due approcci completamente diversi.

Il primo è quello che fanno la maggior parte dei coach: si iscrivono a un programma lungo (tre anni, cinque anni), imparano tutto in blocco, e alla fine del percorso entrano nel mercato. A quel punto si sono dimenticati metà di quello che hanno studiato all'inizio, non hanno mai applicato niente su clienti reali, e si trovano a dover imparare da zero come trovare clienti e gestire un'attività.

Il secondo è quello che faccio io e che consiglio a chiunque lavori con me: inizi ad aiutare le persone con quello che sai già, applichi, un cliente ti paga, investi una parte di quel guadagno in un corso specifico su qualcosa che ti serve imparare, applichi di nuovo, un altro cliente ti paga, investi in un altro corso. Ogni pezzo di formazione viene applicato immediatamente sul lavoro reale con persone reali, e la tua competenza cresce insieme alla tua attività invece di accumularsi in un cassetto aspettando il "momento giusto" per essere usata.

La differenza tra questi due approcci è enorme perché nel secondo caso impari sul campo, ti confronti con situazioni reali, ricevi feedback dai clienti e aggiusti il tiro continuamente. Nel primo caso impari in un ambiente protetto dove non c'è nessun rischio e nessun feedback reale, e quando finalmente esci nel mondo scopri che le cose funzionano in modo molto diverso da come te le avevano insegnate.

Da dove si parte senza certificazione?

Il primo passo è trovare un mentore che abbia già costruito il tipo di attività che vuoi costruire tu, una persona che quando parla ti risuona dentro, che ha risultati concreti dimostrabili e che fa dell'aiutare le persone il suo lavoro quotidiano. Questo mentore non lo trovi quasi mai all'interno di un programma di certificazione, perché se quel coach fosse stato realmente in grado di costruire un business di successo autonomo, probabilmente non lavorerebbe come formatore stipendiato all'interno di una scuola. Prenditi la responsabilità di cercare il mentore giusto per te, perché questa scelta determina la qualità di tutto quello che verrà dopo.

Il secondo passo è iniziare a fare il lavoro con le persone. Non hai bisogno del permesso di nessuno per aiutare qualcuno, e molto probabilmente stai già aiutando persone intorno a te senza chiamarlo "coaching". Offri un numero limitato di sessioni gratuite a persone che stanno affrontando un problema nella loro vita, focalizzati sul risultato che vogliono ottenere, mettiti al telefono e fai il lavoro che va fatto. Mentre lo fai, continua a formarti, leggi libri, lavora con il tuo mentore su come migliorare le sessioni, riascolta le registrazioni delle tue conversazioni per capire cosa ha funzionato e cosa no.

Il terzo passo è ottenere risultati e documentarli. Le sessioni gratuite iniziali ti servono per migliorare e per raccogliere le prime testimonianze di persone che hai aiutato concretamente. Quando inizi a lavorare con clienti paganti, la qualità del tuo lavoro sale ulteriormente perché le energie di entrambi sono coinvolte in modo diverso, e con il tempo capisci con precisione cosa funziona nel tuo modo di lavorare e cosa va cambiato.

Questo percorso richiede coraggio perché vai contro una società che ti dice "prima impara, poi lavora" e perché avrai persone intorno che metteranno in discussione la tua legittimità. Lascia che quei dubbi ti aiutino a capire quanto ci credi, perché se il tuo desiderio di aiutare le persone è reale, nessuna critica sulla mancanza di un attestato ti fermerà.

Perché senza business non puoi aiutare nessuno?

Questo è il punto che nel settore olistico fa più fatica a passare: se non costruisci un'attività sostenibile dal punto di vista economico, non sarai mai nelle condizioni di aiutare le persone nel modo in cui vorresti. Puoi essere il coach più empatico e preparato del mondo, ma se a fine mese non riesci a pagare le bollette, l'ansia finanziaria contaminerà ogni sessione, ogni contenuto, ogni conversazione con i potenziali clienti.

La certificazione non risolve questo problema. Quello che lo risolve è imparare a trovare clienti, a comunicare il tuo valore, a gestire un'attività e a investire nella direzione giusta. Queste sono le competenze che nessuna scuola di coaching insegna con la serietà che meritano, e sono quelle che separano chi riesce a vivere del proprio lavoro da chi accumula certificazioni e resta fermo.

Se vuoi essere un coach, inizia a comportarti come tale adesso, con quello che sai già, con le persone che puoi già raggiungere, con gli strumenti che hai già a disposizione. Il resto lo imparerai lungo la strada, facendo il lavoro vero con persone vere.

FAQ

È necessaria una certificazione per lavorare come coach o counselor? Dal punto di vista della capacità di aiutare le persone e costruire un'attività, la certificazione non è il requisito determinante. La credibilità nel coaching viene dalla capacità di identificare i problemi dei clienti e fornire soluzioni efficaci, dimostrata attraverso contenuti, risultati concreti e testimonianze. Molti coach di successo hanno costruito la propria attività senza certificazioni formali, investendo nella formazione continua e nell'applicazione pratica.

Perché la certificazione non elimina la sindrome dell'impostore nel coaching? Perché il senso di inadeguatezza non dipende dalle competenze tecniche, dipende dalla storia che il professionista si racconta su se stesso. Quella storia non cambia aggiungendo un attestato al muro. Molti coach completano programmi di certificazione e si sentono esattamente come prima, perché la sicurezza nel proprio lavoro si costruisce solo attraverso l'esperienza diretta con i clienti e i risultati ottenuti.

Come può un coach formarsi senza seguire un programma di certificazione lungo? Iniziando ad aiutare le persone con le competenze già possedute, investendo i guadagni in corsi specifici su ciò che serve imparare, e applicando immediatamente ogni nuova competenza sul lavoro reale. Questo approccio permette di crescere professionalmente mentre si costruisce l'attività, invece di accumulare formazione teorica per anni prima di entrare nel mercato.

Cosa conta più della certificazione per trovare clienti nel coaching? La capacità di comunicare in modo specifico il problema che si risolve e i risultati che si ottengono. I clienti non comprano una certificazione, comprano la percezione che il professionista capisca la loro situazione e sappia aiutarli. Questa percezione si costruisce con contenuti mirati, storie di clienti aiutati e una comunicazione orientata sui problemi delle persone.

Come iniziare a lavorare come coach senza certificazione? Trovando un mentore che abbia costruito il tipo di attività desiderata, offrendo sessioni gratuite a persone con problemi reali per fare pratica e raccogliere testimonianze, continuando a formarsi in parallelo, e documentando i risultati ottenuti. Le sessioni gratuite iniziali servono per migliorare le proprie competenze e costruire le prime prove concrete della propria efficacia.

Creazione Messaggio Autentico - Percorso Online per comunicare in modo autentico

LIBRO: Content Marketing Olistico, Come promuoversi online in modo autentico nel settore olistico se sei Counselor, Coach o Operatore olistico

Marco Munich

Marco Munich

Personal branding olistico per coach, counselor e operatori olistici. Sette anni nel settore, oltre duecento articoli, decine di professionisti seguiti.

Facciamo una chiacchierata →